Mer. Mag 29th, 2024

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di Giovanni De Sio Cesari

Quando si chiede a un italiano quanto guadagna questi  cerca di sminuirsi  ma se lo si chiede  a un americano questi tende a dire di più: infatti in America guadagnare molto significa essere una persona meritevole, capace, di successo. In Italia invece la ricchezza in genere desta sospetto, quasi fosse una colpa, una ingiustizia. Si dice allora, comunemente, che questo atteggiamento mentale  è un risultato dell’etica calvinista che ha fondato l’America

Il fatto può essere inteso sia in senso positivo che negativo.  A volte  l’atteggiamento americano viene visto come espressione di materialismo (mancanza di valori),  di economicismo ( dio dollaro ) mancanza di  solidarismo,  come il male  radicale  del capitalismo: in genere però viene inteso  positivamente come fondamento  di quella capacità che ha reso l’America il paese più prospero  e importante del mondo intero.

Il concetto poi ha come corollario importante che l’Italia è arretrata rispetto all’America e in generale rispetto ai paesi nordici per colpa della Controriforma Cattolica  che avrebbe impedito una sana evoluzione economica e civile .

Ma è fondata una tale  idea? Analizziamo i fatti e le interpretazioni dei fatti.

Tutto nasce dalla famosa opera del Weber  “L’etica protestante e lo spirito del capitalismo” : in essa, volendo sintetizzare, Weber vede nel calvinismo  la origine  dello spirito del capitalismo:  mentre il nobile spagnolo (cattolico) sperperava tutto il suo patrimonio in folli spese di rappresentanza ( ville, palazzi, carrozze, elargizioni, stuoli  di servitori ) invece il calvinista delle Fiandre (Olanda) si preoccupava degli  affari e degli investimenti,  nella convinzione  che una buona riuscita terrena fosse pegno della benevolenza divina  e quindi della salvazione: da questo sarebbe nato lo spirito capitalista.

Verissimo quello che  dice Weber ma vediamo meglio.

Lo spirito capitalistico non nasce con il calvinismo ma è sempre esistito , ma prima  della nascita delle industrie veniva definito  mercantilismo.

Il proprietario terriero, in genere nobile,  viveva delle sue rendite che potevano essere più o meno cospicue, talvolta appena sufficienti, a volte veramente immense e le impiegava essenzialmente per spese di rappresentanza, talvolta anche militari per affermare i rinsaldare o acquistare potere politico. Un feudatario costruiva castelli e assoldava armati, il nobile delle monarchie assolute cercava il favore della corte o del sovrano.

Non poteva però accrescere le proprie risorse con i proventi delle risorse stesse ma con accorti matrimoni o con ricevere  dal sovrano altri possedimenti. Tendeva anzi a impoverirsi per l’eccesso di spese.

Il mercante,in genere non nobile, investiva invece il proprio capitale nell’acquisto di merci che rivendeva poi con grossi margini di profitto e la merce poteva essere anche il danaro (attività bancaria).

Il mercante poteva quindi arricchirsi, anche smisuratamente ma anche essere rovinato all’improvviso:le navi potevano affondare, le carovane depredate, guerre e disordini facevano chiudere i mercati e poi c’era ovviamente la concorrenza accanita dei rivali.

Avveniva spesso che poi il mercante avendo raggiunta un notevole patrimonio lo investisse in proprietà  immobiliari, terreni ville e palazzi con i quali non si arricchiva piu ma si raggiungeva almeno la sicurezza.

La mercatura aveva quindi le stesse caratteristiche del capitalismo : mancava pero come noterà poi Marx, la proprietà degli stabilmente produttivi perche il mercante si limitava  appunto a commercializzare i prodotti e non a produrli.

Nel Medio Evo lo spirito mercantilistico  era eccezionalmente  sviluppato in Italia: basti pensare alle repubbliche marinare , ai comuni lombardi, alla Firenze di Dante , ai banchieri italiani.  L’altra  regione mercantilistica per eccellenza erano le Fiandre, molto prima che nascesse il calvinismo.

Direi allora  che quando la Riforma si diffuse nelle Fiandre, pervase da sempre da spirito mercantilistico, si formo anche l’ idea, a cui si riferisce Weber,  che i prescelti del Signore hanno fortuna negli affari . In termini semplici: se Dio dava la grazia a una persona questa non solo andava in paradiso dopo morto ma diventava pure ricco da vivo.

Una idea davvero strana in ambito cristiano che è sempre stata caratterizzato da una visione pauperistica: dalle sette ereticali del  medio fino alle polemiche  dei nostri giorni  contro il consumismo, lo spirito cristiano ha sempre visto con sospetto l’accumulo di ricchezza. D’altra parte nei Vangeli si fa spesso  riferimento al fatto che il cristiano non deve pensare ai beni della terra ma a quelli dl cielo.

Diremmo  quindi che non è stato ll calvinismo a creare lo spirito capitalistico ma al contrario che lo spirito capitalistico ( mercantilismo) è penetrato stranamente anche nel calvinismo, movimento fondamentalista  del cristianesimo.

D’altra parte non possiamo nemmeno dire che l’America moderna sia l’erede spirituale dei calvinisti del 600, almeno su questo punto.

E’ vero che i Padri Pellegrini sono considerati calvinisti ma erano del tutto  lontani dallo spirito imprenditoriali di cui parlava Weber: cercavano solo un po’ di terra  da coltivare per vivere la loro fede liberamente: agricoltori  quindi non mercanti.

I loro discendenti spirituali esistono ancora in America; sono quei piccoli gruppi ancora esistenti come i famosi Amish, (di origine olandese appunto ), che rifiutano il capitalismo radicalmente rifiutando la società moderna.

Quelli che promossero  la Rivoluzione Americana erano invece dei ricchi  (anche se non nobili) proprietari di terre lavorate da schiavi negri: la uguaglianza non toccava i loro  interessi perchè, di fatto, escludeva i negri: comunque non erano mercanti e non c’entrano niente con il capitalismo  che si affermò solo 100 anni dopo, con  la Guerra Civile Americana (1865) che non solo abolì la schiavitù ma fu la vittoria  della incipiente  civiltà industriale ( capitalistica ) del nord su quella agricola del sud. Anche nel film  “ Via con il vento” , le inverosimili  vicende  sentimentali hanno per sottofondo il dramma di  una civiltà agricola travolta da una  cultura imprenditoriale: ”solo la  terra è la vera ricchezza,” dice Rossella, ricordando il padre.

Solo alla fine dell’800 con lo sviluppo delle industrie si manifestò lo spirito capitalistico in America che non aveva mai conosciuto invece il mercantilismo cosi come si era sviluppato e diffuso in Europa  ( o in Cina, nel Mondo arabo, in India) L’America era un paese precipuamente agricolo con scarsissima propensione al mercantilismo: solo dopo due secoli si manifesto’ uno spirito che possiamo definire capitalistico .

Collegare lo spirito imprenditoriale degli americani  al calvinismo sinceramente ci pare proprio privo di fondamento storico.

Lo vedremmo   invece collegato  a un altro fatto ben più evidente . Chi varca l’oceano per andare in America, terra lontana e sconosciuta, lo fa perche vuole uscire dalla povertà, vuole riuscire, a ogni costo: si forma  quindi tutto un popolo attivo, intraprendente  che ha in cima ai propri  desideri il successo  economico per il  quale essi e i loro  padri hanno lasciato  le loro terre natie .

Se si parte da uno sperduto paesino arroccato fra le montagne dall’Italia o della Grecia o di  qualunque altro paese  per andare in America BISOGNA riuscire: non si lascia il proprio, caro mondo per niente. Non importa da quale lingua religione, cultura vieni: in America  diventi soprattutto uno che vuole riuscire: questo io credo sia  la base dello  spirito che ha fatto grande l’America.

D’altra parte non è nemmeno storicamente vero che la Controriforma cattolica abbia prodotto decadenza e che che la Riforma  protestante invece abbia di per se portato al progresso.

Questa idea è nata alla fine dell’800 in Italia.

Quando si unificò l’Italia ci si avvide che la grande nazione sognata  ( la terza Italia, come si   diceva) in realtà era un paese arretrato e povero (la Italietta, si disse).

Allora si disse che la arretratezza era colpa della Controriforma contrapponendola invece alla Riforma protestante che avrebbe  creato invece la evoluzione civile dei pesi nordici. Nel clima ardentemente anti clericale l’idea ebbe grande  fortuna : una volta  scosso il dominio dei preti anche l’Italia avrebbe  raggiunto gli alti livelli dei paesi  civili del nord.

Ma si trattava di idee fantasiose  senza fondamento.

Guardiamo i fatti storici che tutti conoscono.

Fino all’inizio del 900 il paese leader culturalmente e civilmente  dell’Europa fu certamente la Francia , un paese cattolico.

Se poi osserviamo che  la Germania, i Paesi Bassi,  la Svizzera sono paesi in parte  cattolici e in parte  protestanti: non si vede nessuna significativa  differenza fra le due comunità.

Se si va a Monaco o a Vienna che fu proprio  la capitale della  Controriforma non si trova gente incivile e arretrata, nessuno pensa che i  Tirolesi  al di qua o al di là del confine abbiano scarso senso civico  eppure sono  tradizionalmente fra i bastioni del cattolicesimo.

Anche l’idea che  la Controriforma abbia  fatto inaridire l’arte e in particolare  la letteratura è insostenibile. E vero che in Italia  durante il dominio spagnolo ( che non c’è mai stato, d’altronde) abbiamo una decadenza  della letteratura  ma questa fiorisce pero’ in Francia e in Spagna ( el siglo de oro, si dice) ,paese che guida proprio la Controriforma.

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