Mer. Mag 29th, 2024

La cultura della morte

Scarsa o nulla risonanza hanno avuto in Occidente le affermazioni di Sinwar , il capo militare di Hamas seconda cui l’esercito israeliano si trova proprio dove Hamas desiderava che fosse.  Ma come: tutto il mondo sostenitori e avversari di Israele, si commuove per  la condizione terribile in cui si trovano  gli abitanti di Gaza nell’estrema rovina fra bombardamenti incessanti e fame  e terrore dovunque e quelli che li governano e guidano dicono che  tutto questo va  bene?

Sinwar in realtà egli stesso lo spiega subito dopo  dicendo che questo  è la situazione  che Hamas desiderava perchè  cosi Israele può perdere l’appoggio occidentale e puo’ quindi iniziare cosi la liberazione della  Palestina ” dal Giordano fino al mare”   cioè la distruzione dello stato di Israele. Non è un farneticazione come potrebbe  apparire ma una mentalità diffusa oggi in tutto  il Medio Oriente. Come proclamava  bin Laden rivolto all’Occidente “Noi vinceremo perchè i nostri giovani amano la morte mentre i vostri giovani amano la vita” : avrebbero cioè vinto perchè i veri credenti non temono la morte ma gli occidentali  miscredenti invece la temono .

Si tratta in altri termini dell’idea che  vince chi non teme la morte, chi non conta i propri caduti purchè raggiunga la vittoria.  In medio oriente  una tale ideologia della morte, una esaltazione della morte come  un mezzo necessario e glorioso per  raggiungere la vittoria identificata poi con il bene e la giustizia  viene collegata a un credo religioso  molto sentito. Secondo essa  quelli che muoiono come  shaid, cioe martiri, riceveranno un premio eterno secondo la volontà di Dio onnipotente e misericordioso che è Colui che poi decide della vittoria e della sconfitta  che non sono quindi legate alla potenza delle armi ma alla sua volontà onnipotente.

Ricordo  che, alcuni anni fa,  venne pubblicata la lettera di una ragazzina di Gaza che diceva di desiderare il matrimonio e la maternità, aspirazione comune a tutte le ragazzine del mondo. Ma in seguito diceva che cosi avrebbe  potuto generare degli shaid che si  sarebbero immolati in nome di Allah  nella  lotta agli ebrei  per la liberazione della Palestina. Come si può desiderare di  essere madre per vedere poi  i propri  figli morire? Eppure l’ambiente, la scuola e tutto hanno portato una ingenua ragazzina a sognare una enormità del genere: la massima aspirazione di una donna è quella di essere madre di martiri.

A noi  moderni occidentali  una tale mentalità , un tale glorificazione  della morte appare incomprensibile e infatti non viene percepita ma in realtà essa è stata presente anche da noi e ampiamente. E non ci riferiamo solo ai tempi antichi del  medioevo, alle crociate, alle  guerre di religione ma essa ha avuto forse il suo culmine nel secolo scorso  con i fascismi e i nazismi.  Apparivano in queste ideologie dappertutto simboli di morte, di  uno sprezzo,  quasi un desiderio di morte considerata il mezzo principale per l’esaltazione della patria e della  soprattutto di se stessi.

Ricordiamo ad esempio il grido dei falangisti spagnoli ”abbasso la intelligenza, viva la morte “ nel senso  che non bisogna ragionare a calcolare le forze  ma essere pronti a morire per la vittoria.

Se guardiamo alla Seconda Guerra Mondiale  vediamo  che in  realtà la guerra per l’Asse era persa ormai irrimediabilmente  dal 43  quando l’Italia,  sia pur confusamente, si arrese l’8 settembre. Tuttavia  i Tedeschi,  fanatizzati dal  nazismo, combatterono su tutti i fronti ancora per due anni provocando poi la maggior parte delle vittime  con l’idea che  se fossero stati pronti a morire avrebbero comunque  vinto.

Ma allora ci domandiamo : è poi vero che chi è disposto a non contare le perdite poi alla fine vince ?

Nella  Seconda Guerra Mondiale le battaglie di Cassino,  della Normandia, delle Ardenne e quelle infinite sanguinosissime sui fronti dell’est furono comunque delle sconfitte tedesche  e non potevano non esserlo. Perchè allora resistere per 8 mesi a Cassino  se poi le sorti della battaglia erano gia’ decise dalla superiorità schiacciante degli alleati?  Perchè era meglio morire gloriosamente che essere sconfitti?

Ancora più tragica la guerra nel Pacifico dove i Giapponesi preferivano il suicidio  alla    resa, dove ad Okinawa si videro  perfino madri gettarsi in mare stringendo i propri bambini.
Ci volle la bomba atomica per convincere finalmente della inutilità  della lotta  e pure ci fu anche dopo Hiroshima  chi tento un colpo militare per impedire la resa, preferendo ad essa l’annientamento.

E vero che nel Medio Oriente è accaduto che a un certo punto gli Occidentali hanno preferito  ritirarsi che subire ancora perdite  minime rispetto a quelle  degli avversari ma comunque perdite: caso tipico è l’ Afganistan.

Ma in questi casi si tratta  di guerre considerate ormai non necessarie, pressocchè inutili  e non si sopportavano altre perdite.

Ma laddove si sentiva veramente la necessita’, gli eserciti americani ed europei hanno sempre vinto con estrema facilita’.  Se pensiamo poi a Israele nessuno veramente  puo’ pensare che i Palestinesi possano distruggere Israele  anche perchè comunque  Israele è sostenuta e garantita dalla potenza dell’Occidente oltre che dal possesso della bomba atomica.

L’idea di un Sinwar che sacrificando il suo stesso popolo, con tanti morti, devastazioni e distruzioni possa poi portare alla liberazione della Palestina con la sparizione della entità sionista dal Giordano al mare è chiaramente una illusione, fuori di ogni realtà

La soluzione possibile da perseguire  sarebbe  solo la divisione in due stati.

Tuttavia questa mentalità alimenta una guerra inutile durata ormai da  tre generazioni perchè comunque gli israeliani non riescono a  vincere in modo definitivo.

L’idea attuale di Netanyahu di poter distruggere Hamas è solo una illusione: la resistenza continuerà come prima e più di prima malgrado  i disastri subiti dalla popolazione. Soprattutto una politica di morte e distruzione perseguita in questo momento da Israele non può essere spinta fino alle estreme conseguenze  perche’ urta le  motivazioni umanitarie dell’Occidente che sostiene Israele.

Tutto finirà quindi purtroppo, a nostro parere, nella  inutile strage e le  cose resteranno come prima, o meglio peggio di prima.
L’unica speranza è che la parte araba attualmente  minoritaria che rifiuta la glorificazione della morte come unico mezzo per la vittoria e che realisticamente accetta  la soluzione dei due stati possa alla  fine prevalere.  Gli accordi di Abramo  sembravano essere un inizio di questa lunga e difficile strada ma si sono perduti  con l’azione di Hamas del 7 ottobre.

Speriamo che si riapra.

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