La vacanza ideale è quella che ti permette di riappropriarti del tuo tempo, della profondità del tuo respiro, del tuo essere. Allora, quando la mente vaca, il cuore si allarga, le fibre si distendono e dalle più recondite profondità emerge la creatività.

Può essere un tempo indefinito sugli scogli, mentre l’onda sussurra alle rocce. Può essere un camminare scalzi sull’erba fresca di primavera, un appoggiarsi sul tronco di un abete in montagna, un accarezzare le foglie lucenti degli ulivi.
Può durare un attimo, un’ora, un giorno, una settimana.

Non mi piace tuffarmi nel traffico dei vacanzieri, frequentare i luoghi preposti al turismo, stressarmi nel traffico delle autostrade, tra la gente frenetica delle stazioni o degli aeroporti.
Anche viaggiare, non per turismo, ma per voglia di conoscere non è vacanza. Talvolta, specie se come faccio io si va on the road, viaggiare è una fatica, un tempo pieno di belle sorprese, ma anche di imprevisti.

Vacare, come dice l’etimologia della parola vacanza, implica una condizione di libertà da qualsiasi obbligo o occupazione della mente e del corpo, allora anche una meditazione, un momento di raccoglimento in una chiesa può essere una breve vacanza.
Mi piace vacare.























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