Camper sì, campeggio organizzato no

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scenic camper van in picturesque countryside

Io mi sono sentita sempre un po’ gitana. Selvaggia come la natura in cui sono cresciuta e in cui talvolta ancora mi rifugio… e vagabonda con la mia voglia sempre viva di conoscere e sperimentare.

Non mi piace il campeggio come area di sosta e di permanenza, che ripropone un po’ di tutto ciò che si trova nella vita moderna: il ristorante, la pizzeria, la piscina, la sala da ballo…Mi piace il camper che mi permette di girare e di fermarmi quando un luogo desta il mio interesse.

Come quella volta che ci fermammo sulle Alpi di notte e ci svegliammo circondati da qualche cervo che curiosava intorno ai finestrini.

Il camper protegge.

Dormire in tenda in uno spazio verde mi fa paura. Una mia amica aveva piazzato la tenda in un’area nei pressi di Crodo e quando si era svegliata aveva trovato delle marmotte che curiosavano intorno. Magari le marmotte non sono animali pericolosi, ma certamente non sono dei pet.

Poi col camper puoi visitare le città, dormire dentro le città e scrutare le abitudini della gente, che esce la sera, prepara la cena dietro i vetri delle finestre…

Ricordo quella volta al centro di Francoforte e quell’altra volta alla periferia di Berlino.

Francoforte sul Meno e Francoforte sull’Oder: bei ricordi.

E che dire della Spagna? Di quella volta che arrivammo fino a Gibilterra…

E della Sardegna? Tra Olbia, Cagliari, Sassari, senza dimenticare Orgosolo.

Con delle ragazze di Orgosolo avevo fatto insieme l’università a Roma. Mi ricordo che loro adoravano Graziano Mesina (un bandito, ma anche un mito e non solo tra le ragazze).

Fosse per me, io in camper ci vivrei sempre…

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In dies è un’espressione latina, che vuol dire di giorno in giorno. L’espressione non è molto friendly in un contesto in cui domina l’inglese, ma speriamo, in virtù della lingua antica, che sia lo stesso beneaugurante

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