Milano, Premio Libellula “Aziende oltre gli stereotipi”

Si terrà mercoledì 23 ottobre presso Palazzo Marino, Sala Alessi, la II Edizione del “Premio Libellula”, che il Comune di Milano, sostenitore del progetto fin dalla sua nascita, riconosce a tutte le organizzazioni aderenti a Progetto Libellula: il primo network di aziende unite contro la violenza sulle donne e la discriminazione di genere.
Progetto Libellula, promosso da Zeta Service, ad oggi vede coinvolte 30 aziende e oltre 50.000 collaboratori, distribuiti sull’intero territorio nazionale e in tutti i settori dell’economia. Il premio sarà il riconoscimento dell’impegno costante delle aziende per diffondere una cultura di rispetto che possa arginare il fenomeno della violenza e sarà l’occasione di raccogliere le testimonianze di cosa significa agire in azienda per creare consapevolezza sugli stereotipi di genere e andare oltre gli stereotipi di genere nel proprio mondo professionale per seguire la propria passione dando valore al proprio talento.
L’evento sarà occasione per conoscere gli sviluppi della ricerca sulla discriminazione di genere nelle aziende, avviata da Progetto Libellula dal 2016 e i prossimi eventi in programma.
Programma
10:00
Saluti e apertura incontro
moderato da
Valeria Ciardiello
Giornalista e conduttrice televisiva
Lamberto Bertolé
Presidente del Consiglio Comunale di Milano
Beatrice Uguccioni
Vicepresidente del Consiglio Comunale di Milano
Il volo della Libellula
Debora Moretti
Ideatrice del Progetto Libellula
Quando la Libellula arriva in azienda. La storia di Eataly.
Testimonianza di Vera Valtancoli
HR Director – Eataly
Dietro quali stereotipi si nasconde la violenza?
Aggiornamenti dalla ricerca del Progetto Libellula
Giorgia Ortu La Barbera
Coordinatrice scientifica Progetto Libellula
Silvia Rigamonti
Project Leader & Network Development
Chef: sostantivo femminile. Storie di donne stellate.
Viviana Varese
Chef stellata, ristorante VIVA – Eataly
Aziende coraggiose
consegna dei riconoscimenti
alle aziende entrate nel Progetto Libellula
Torna anche quest’anno a Milano, dal 7 al 10 novembre 2019, Il Festival della Peste!, promosso
Ad oggi 120 milioni di ragazze in tutto il mondo, una su 10, hanno subito stupri
Mercoledì 17 luglio, dalle ore 10:30 alle 11:00 circa, Zeta Service inaugurerà la sua “panchina

Nel mondo 1 ragazza su 10 ha subito violenza

Ad oggi 120 milioni di ragazze in tutto il mondo, una su 10, hanno subito stupri o altri atti sessuali forzati[1], fino al 30% dei minori legati a gruppi armati sono ragazze (utilizzate spesso come schiave sessuali), entro quest’anno 12 milioni di ragazze saranno coinvolte in matrimoni precoci (un matrimonio ogni tre secondi) e solo quest’anno 2,4 milioni di ragazze (4 ogni minuto) si sposeranno prima di aver compiuto i 15 anni. In particolare, quelle che vivono in paesi colpiti da conflitti o altre crisi umanitarie sono spesso le più vulnerabili di tutte a diventare spose bambine[2].

Nel mondo, più di 1 ragazza su 3 (35%) nella propria vita ha subito violenze fisiche o sessuali dal partner o da altri uomini[3] e tra le ragazze di età compresa tra 14 e 21 anni, il 66% ha subito un’attenzione sessuale o molestie indesiderate in un luogo pubblico[4]. Inoltre, più dell’80% dei minori sposati prima dei 18 anni sono di sesso femminile.

Sono i drammatici dati diffusi oggi da Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro, in occasione della Giornata Internazionale delle bambine dell’11 ottobre, che segnerà l’inizio delle celebrazioni “Pechino + 25”, a quasi 25 anni dalla Dichiarazione di Pechino della Piattaforma d’azione[5]. I dati diffusi dall’Organizzazione accendono i riflettori sulla terribile realtà degli stupri e delle violenze in zone di conflitto e sulla piaga delle spose bambine, evidenziando il ruolo fondamentale dell’istruzione nel ridurre la pratica dei matrimoni precoci.

Tra oggi e il 2030, scadenza ultima per raggiungere l’Obiettivo globale dell’Onu di porre fine ai matrimoni precoci, 134 milioni di ragazze si sposeranno e 28,1 milioni contrarranno matrimonio prima del loro 15° compleanno. Se tutte le adolescenti del mondo portassero a termine l’istruzione secondaria, sottolinea Save the Children, si potrebbero evitare 51 milioni di matrimoni precoci fino al 2030.

“In alcune parti del mondo, le violenze nei confronti di bambine e ragazze sono la quotidianità. Stupri, violenze sessuali, matrimoni precoci, esclusione dall’educazione, mutilazioni genitali femminili sono solo alcune delle sofferenze alle quali vengono sottoposte. In particolare, chi vive in contesti di guerra è più esposto ad abusi di ogni genere. Eppure è proprio in questi contesti che troviamo le bambine e le ragazze più resilienti nonostante siano state costrette ad una vita di abusi e violenze” afferma Daniela Fatarella, Vicedirettore Generale Save the Children.

“Qualche anno fa, grazie ai nostri partner sul territorio, abbiamo raccolto i disegni di alcune bambine e ragazze date precocemente in matrimonio per evitare che capitasse loro qualcosa di più atroce come essere rapite dalle milizie dell’Isis. Ricordo con angoscia alcuni di quei disegni che descrivevano la vita come fosse una prigione o addirittura dove alcune bambine si ritraevano in una bara con il vestito da sposa” prosegue Fatarella, che conclude “Dobbiamo proteggere l’infanzia delle bambine affinché queste diventino giovani donne capaci di inseguire i propri sogni e le proprie aspirazioni, per costruire il proprio futuro”.

Per Save the Children, la Giornata Internazionale sarà anche l’occasione per rilanciare la Campagna Stop alla guerra sui bambini, che accende i riflettori sulle drammatiche conseguenze delle guerre sui milioni di bambini che vivono in aree di guerra.

Bambine e ragazze che vivono in paesi colpiti da conflitti o altre crisi umanitarie sono spesso le più esposte di tutte a violenze o a matrimoni precoci. 9 dei 10 paesi con i più alti tassi di diffusione di questa pratica, sono considerati fragili o estremamente fragili[6] e fino al 30% dei minori affiliati a gruppi armati in alcuni contesti, sono di sesso femminile. Inoltre le situazioni di conflitto, post conflitto e sfollamento possono esacerbare episodi di violenza anche sessuale e possono portare a nuove forme di violenza contro le donne sia da parte dei partner che di altri uomini[7]. Inoltre, le ragazze adolescenti che vivono in contesti di conflitto, hanno il 90% di probabilità in più di abbandonare la scuola rispetto alle ragazze che vivono in posti dove non c’è la guerra[8].

Circa tre quinti di tutte le morti materne si verificano in contesti umanitari e fragili, ogni giorno 507 donne e adolescenti muoiono per complicazioni legate alla gravidanza e al parto in situazioni di emergenza [9] e almeno 200 milioni di donne e ragazze oggi hanno subito mutilazioni genitali femminili in almeno 30 paesi dove i dati sono indicativi. Nei paesi in cui sono disponibili dati, la maggior parte delle ragazze ha subito questa pratica prima dei cinque anni[10].

La storia di Emily

Save the Children diffonde oggi un video, risultato di un esperimento sociale, che riporta le reazioni di varie persone, di sesso ed età diverse, davanti alla storia di una bambina di 8 anni, Emily. Ai protagonisti viene chiesto di ricordare un episodio dell’infanzia, di quando avevano 8 anni appunto e poi gli si chiede di leggere la testimonianza di Emily, della Repubblica Democratica del Congo, costretta a subire violenze da parte dei un gruppo di soldati. Le reazioni sono sorprendenti.

 

[1] Dati UNICEF 2018

[5] La Dichiarazione e la Piattaforma d’azione di Pechino sono il documento finale concordato alla 4a Conferenza mondiale sulle donne a settembre del 1995 e approvato da tutti i paesi attraverso l’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel corso dello stesso anno. È il primo strumento internazionale a riconoscere in modo specifico il potenziale delle bambine e le sfide che devono affrontare. Il documento è considerato il progetto più progressivo per l’uguaglianza di genere ed è rilevante oggi come lo era 25 anni fa. Ogni cinque anni i paesi esaminano i progressi rispetto agli impegni assunti alla conferenza di Pechino e assumono impegni rinnovati e specifici per accelerare i progressi.

[8] Dati UNESCO 2017

[9] Dati UNFPA 2015

[10] Dati UNICEF 2015

 

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Mercoledì 17 luglio, dalle ore 10:30 alle 11:00 circa, Zeta Service inaugurerà la sua “panchina

Milano, una “panchina rossa” contro la violenza sulle donne

Mercoledì 17 luglio, dalle ore 10:30 alle 11:00 circa, Zeta Service inaugurerà la sua “panchina rossa”, segno visibile della lotta contro la violenza sulle donne, presso i giardinetti adiacenti l’headquarter dell’azienda, in viale Ortles 54/A, Milano.
L’inaugurazione avverrà alla presenza di Silvia Bolzoni, CEO e Founder di Zeta Service, Diana De Marchi, consigliere per le Pari Opportunità del Comune di Milano, Beatrice Uguccioni, vice presidente del consiglio comunale di Milano e Debora Moretti, ideatrice del Progetto Libellula.
Durante lo svolgersi dell’evento ci sarà un monologo del Teatro Officina, recitato dall’attrice Elisa Giani.
Quella della “Panchina rossa” è un’iniziativa del Comune di Milano, nata con lo scopo di diffondere nella città degli elementi che attirino l’attenzione dei cittadini, portandoli a riflettere per un momento su questo triste fenomeno, ancora così diffuso nel nostro paese.
L’iniziativa è stata sposata sin da subito con grande entusiasmo dal Progetto Libellula, network di 30 aziende unite contro la violenza sulle donne e la discriminazione di genere, creato da Zeta Service.
Zeta Service, specializzata in payroll e amministrazione del personale in outsourcing, è un’azienda da sempre orientata al benessere delle persone e ha una forte connotazione femminile, con l’80% di donne al suo interno. E’ stata proprio questa attenzione per le donne, concretizzatasi nel Progetto Libellula, che ha portato alla promozione di questa iniziativa dal forte valore sociale.
“Le aziende, infatti, non sono solo dei posti in cui si lavora, ma sono i luoghi dove tutti trascorrono la maggior parte della propria giornata, pertanto, si trasformano in ambienti nei quali possono e devono essere veicolati dei messaggi e trasmessi dei valori. Sono quindi il volano da cui partire per diffondere una nuova cultura e diventano incubatrici di virtù. La lotta alla violenza sulle donne è anche una questione di cultura e di linguaggio. L’obiettivo è arginare i fenomeni di violenza innescando un’educazione alla bellezza intesa come equilibrio della vita e rispetto dell’essere umano ” – così ha dichiarato Silvia Bolzoni, Presidente di Zeta Service.
Torna anche quest’anno a Milano, dal 7 al 10 novembre 2019, Il Festival della Peste!, promosso
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Ad oggi 120 milioni di ragazze in tutto il mondo, una su 10, hanno subito stupri