Settimana nazionale della celiachia, menù gluten free nelle scuole di Milano

In occasione della Settimana nazionale della celiachia, promossa da AIC (Associazione Italiana Celiachia) Milano Ristorazione, come da tradizione, imbandisce un “Menù senza Glutine” che verrà proposto a tutti i bambini delle scuole milanesi nella giornata di giovedì 16 maggio 2019 L’intento di questa giornata è quello di trasmettere un importante messaggio, dal valore simbolico: il cibo quale momento di partecipazione e di inclusione.

 

Il menù gluten free condiviso con AIC Lombardia Onlus prevede un primo piatto di fusilli di lenticchie rosse biologiche al pomodoro biologico e un secondo di frittata e carote julienne. Al posto del pane, gallette di mais e riso e come dessert il gelato.

 

I bambini conoscono molto bene la celiachia, fa parte ormai della loro quotidianità, soprattutto a scuola – commenta l’Amministratore Unico Fabrizio De Fabritiis – È importante far capire che è possibile mangiare senza glutine con gusto, senza incorrere in rischi per la salute, favorendo così l’integrazione dei bimbi celiaci con i loro compagni”.

 

La celiachia è una problematica largamente diffusa: si tratta della più frequente intolleranza alimentare a livello globale che in Italia interessa circa 600mila persone, sebbene il numero appaia sottostimato. Di queste solo il 25% necessita una dieta ad hoc, priva di glutine.

Proteggi le tue ossa, smetti di fumare!

Il fumo è ormai da tutti conosciuto come un fattore che aumenta il rischio di ammalarsi di patologie cardiovascolari, respiratorie e oncologiche. Ma non tutti sanno che smettere di fumare è fondamentale anche per evitare effetti dannosi a carico del sistema muscolo scheletrico.

In occasione della Giornata Mondiale Senza Tabacco del prossimo 31 maggio, la SIOT (Società italiana di Ortopedia e Traumatologia) ha deciso di lanciare un appello proprio per mettere in evidenza gli effetti negativi del fumo in ambito ortopedico. La nicotina e il monossido di carbonio sono sostanze che portano ad una minore ossigenazione del sangue con conseguenti danni anche sul sistema muscolo scheletrico, tra i quali invecchiamento più precoce alterazione dei processi riparativi in caso di danno osseo o muscolo – tendineo.

Nel nostro Paese, secondo gli ultimi dati dell’ISTAT, circa una persona su cinque di età superiore ai 14 anni è fumatrice1; secondo il Professor Francesco Falez, Presidente SIOT: “risulta quindi fondamentale aumentare la consapevolezza di come il fumo comporti un netto aumento di complicanze in caso di patologie delle ossa e di ricorso alla chirurgia ortopedica. Queste complicanze possono manifestarsi nei fumatori, ma anche negli ex fumatori, con una percentuale tra il 40 e il 50% più alta rispetto ai non fumatori, percentuale che risulta molto più elevata nei forti fumatori”.

Tra le principali complicanze legate al fumo, la SIOT evidenzia:

  • Un maggiore rischio di osteoporosi e un conseguente aumento del numero di fratture
  • Un maggiore rischio di infezioni in tutti gli interventi chirurgici ortopedici, in particolare dopo interventi di chirurgia protesica
  • La riduzione dei processi di osteointegrazione delle protesi, con minore attaccamento della protesi all’osso e fallimenti precoci dell’impianto protesico (in altre parole, “la protesi si scolla dall’osso”)
  • Il rallentamento dei processi riparativi nelle fratture e di guarigione nei danni tendinei, legamentosi e muscolari
  • Il rallentamento dei processi di guarigione delle ferite chirurgiche di tutti gli interventi ortopedici

La SIOT intende sottolineare che il fumo in ambito ortopedico ha inevitabili risvolti socio – economici legati a risultati chirurgici peggiori e ad un incremento delle giornate di degenza, oltre ai rischi di una cosiddetta re-admision, cioè la necessità di un nuovo ricovero a breve distanza dall’intervento. Inoltre, spesso si rende necessario intervenire con prolungate e costose terapie antibiotiche e un conseguente aumento del ricorso ad un ulteriore intervento chirurgico.

“In ortopedia – conclude il Professor Falez –, la dipendenza dal fumo dei pazienti comporta quindi un aumento dei costi ospedalieri legati a degenze più lunghe ed esiti chirurgici meno favorevoli, ma riveste anche conseguenze sociali con una riduzione delle giornate lavorative e della relativa produttività. Noi ortopedici dobbiamo essere quindi in prima linea nell’informare i nostri pazienti dei rischi legati al fumo ed invitarli caldamente a smettere, soprattutto in vista di un intervento per ridurre in modo significativo il rischio di questi eventi avversi”.

Bibliografia

  1. Istat,Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo, 2019.

La demenza diagnosticata erroneamente come Malattia di Alzheimer

Individuata una nuova forma di demenza tra gli anziani finora diagnosticata erroneamente come Malattia di Alzheimer, causata dall’accumulo di una proteina diversa dalla beta amiloide. La rivoluzionaria scoperta è emersa dallo studio pubblicato sulla rivista Brain e coordinato dall’Università del Kentucky.

I ricercatori americani hanno dimostrato che nella popolazione over 80 anni esiste una particolare forma di demenza caratterizzata da prevalenti disturbi della memoria e dall’accumulo intra-neuronale di una proteina che si chiama TDP-43, che ha molte e complesse funzioni nella espressione genica e nella sintesi proteica.

Fino ad oggi la TDP-43 veniva riconosciuta come quella proteina che si deposita all’interno delle cellule neuronali in alcune malattie degenerative, come la sclerosi laterale amiotrofica e la demenza fronto-temporale, che si caratterizza per un esordio più giovanile e la presenza di disturbi del comportamento.

La nuova forma di demenza, denominata dai ricercatori Late (Limbic-predominant Age-related TDP-43 Encephalopathy), colpisce il lobo limbico, la parte mediale del lobo temporale e la corteccia frontale.

“Si tratta di uno studio di grande rilevanza – ha affermato il Prof. Gianluigi Mancardi, Presidente della Società Italiana di Neurologia (SIN) – che avrà sicure ricadute su tutte le problematiche, diagnostiche, cliniche e terapeutiche delle demenze degenerative. Circa il 20% dei pazienti sopra gli 80 anni affetti da demenza sarebbero colpiti da questo tipo specifico di demenza. Si tratta ora di lavorare per sviluppare criteri diagnostici clinici e di laboratorio che ne permettano la diagnosi in vivo, come ad esempio la Risonanza Magnetica, la PET con marcatori specifici, ed eventualmente anche il dosaggio della proteina nel sangue e nel liquor, che tuttavia attualmente non è ancora a disposizione. La demenza risulta quindi composta da differenti malattie e non solo dalla malattia di Alzheimer, e una precisa diagnosi è un pre-requisito per potere sviluppare terapie mirate”.

I ricercatori hanno analizzato i dati di ampie casistiche di autopsie di soggetti anziani, molti dei quali affetti da quadri di declino cognitivo ritenuti tipici della malattia di Alzheimer (con prevalente compromissione della memoria) dimostrando chiaramente l’accumulo della proteina TDP-43, e non della proteina beta amiloide, che è tipica del quadro patologico della malattia di Alzheimer.

“Questo studio – ha commentato il Prof. Carlo Ferrrarese, Presidente dell’Associazione Autonoma Aderente alla SIN per le Demenze (SINdem) – apre un nuovo scenario per la ricerca e per interpretare anche gli insuccessi di alcuni studi sulle terapie anti-amiloide. In molti casi, soprattutto nei soggetti anziani, tale proteina è spesso associata all’accumulo della proteina amiloide, per cui rimuovere la sola amiloide può non risultare efficace. Purtroppo, non sono ancora disponibili test da utilizzare nei pazienti per dimostrare l’accumulo di TDP-43 nel cervello nelle prime fasi di malattia, come invece avviene per la proteina beta-amiloide, ma la ricerca in tale campo è molto attiva e potrà portare a nuove possibilità terapeutiche”.

Tecnologia: cinque consigli per i genitori contro l’uso compulsivo dei social network

La FOMO, che letteralmente significa “fear of missing out” (“paura di perdersi qualcosa”), è una sensazione che prima o poi abbiamo provato tutti. Ci assale quando dedichiamo minuti interi allo scroll del feed di Instagram o Facebook e, confrontandoci con le vite apparentemente perfette degli altri, ci sentiamo inadeguati. Sembrano tutti così in forma, così sorridenti, così circondati da amici. Pur di restare al passo, ci sentiamo in dovere di postare una story o un selfie, rigorosamente filtrato per non sfigurare. La FOMO non è semplice vanità, ma uno stato continuo di ansia che può avere ripercussioni soprattutto sulla psiche degli adolescenti: secondo il report #StatusOfMind della Royal Society for Public Health britannica, negli ultimi 25 anni è aumentata del 70%l’incidenza di ansia e depressione nei giovani, che additano proprio i social network come causa del loro malessere.

La lettura più semplice è quella che bolla gli adolescenti come indolenti, apatici, incapaci di staccare gli occhi dallo smartphone. Ma siamo così sicuri che sia tutta colpa dei ragazzi? Nan Coosemans, family coach e fondatrice di Younite (http://www.youniteonline.com/it/), propone un’altra prospettiva. “Confrontandomi in prima persona con centinaia di famiglie, posso dire che in molti casi la FOMO parte proprio dai genitori. Quante mamme sono intente a scattarsi un selfie dopo l’altro, in qualsiasi contesto, entrando così implicitamente in competizione con le figlie? Dinamiche del genere possono rivelarsi molto pericolose. Senza esserne consapevoli, infatti, i genitori instillano nei figli una sottile sensazione di inadeguatezza”.

 

I genitori non hanno nessuna intenzione di nuocere ai loro figli, chiarisce. Semplicemente, anche loro hanno dovuto fare i conti con il boom delle nuove tecnologie, senza disporre degli strumenti per interiorizzarle. Per questo la family coach propone cinque consigli per i genitori alle prese con l’ansia da notifiche:

  1. Fai un’analisi di te stesso: ti senti davvero soddisfatto della tua vita, del tuo lavoro e della tua famiglia? Molto spesso ci si mette sotto i riflettori social per riscattarsi dalla mancata autorealizzazione, ma così facendo il problema alla base rimane irrisolto.
  2. Lavora sulla tua autostima. Diventare genitori è un viaggio che riserva tante sorprese e impone qualche sacrificio, soprattutto per le donne, che spesso faticano a conciliare famiglia e carriera. La soluzione però non è certo quella di creare un’immagine filtrata di sé per andare a caccia di like su Instagram. Anzi, chi riesce a valorizzare il proprio sé più autentico ha molto meno bisogno di conferme da parte degli estranei.
  3. Ritagliati alcuni momenti di connessione vera con i tuoi figli. Che sia al mattino durante la colazione o al loro ritorno da scuola, assicurati di riuscire a trascorrere ogni giorno qualche minuto insieme ai tuoi figli, mettendo al bando gli schermi di ogni tipo. Potrà sembrare una banalità, ma questi momenti sono preziosissimi per fare una pausa dalla frenesia quotidiana e dialogare in modo diretto e sincero.
  4. Informati sulle nuove tecnologie: da un giorno all’altro ci siamo trovati in mano smartphone capaci di fare qualsiasi cosa, ma quanti di noi sono realmente consapevoli delle loro potenzialità e dei loro rischi? In commercio ci sono libri, corsi e webinar che ti possono chiarire le idee sulle nuove tecnologie.
  5. Fatti queste domande: che esempio stai dando ai tuoi figli con la tua sovraesposizione? Che cosa stai cercando di dimostrare con quel selfie o quel post?

Ciò non significa demonizzare i social media, che sono ormai parte del nostro mondo, ma impegnarsi per trarre il meglio da questi strumenti. “I social network si possono usare anche per veicolare contenuti di valoremettere in luce il proprio talento e diventare una fonte di ispirazione per gli altri”, chiarisce Nan Coosemans. “Spesso i genitori (gli stessi che magari controllano compulsivamente il loro smartphone!) sgridano i figli perché passano troppo tempo su YouTube. Se però avessero la voglia e la curiosità di saperne di più, potrebbero addirittura imparare qualcosa di nuovo”. 

 

E proprio da questa intuizione è nata l’idea di Youtour, il primo tour itinerante per scoprire e valorizzare la propria unicità, dedicato ai ragazzi e ai loro genitori. A ogni tappa Nan Coosemans si confronterà con uno Youtuber, che condividerà con i partecipanti la propria esperienza, risponderà alle loro domande e racconterà i segreti che gli hanno permesso di superare le difficoltà e arrivare al successo. “Ognuno di loro è diventato quello che è perché ha seguito le proprie inclinazioni, ha dato retta al proprio cuore e all’istinto, non si è omologato a regole standard”, commenta la family coach. Youtour farà tappa in tre città italiane: si parte il 4 maggio da Milano (l’ospite è IlvostrocaroDexter), per proseguire l’11 maggio Bari con i Nirkiop e il 18 maggio Roma con MikeShowSha.

Per informazioni su date e iscrizione: www.youtouronline.it

Laser, tecar e onde d’urto per il benessere animale

In Italia sono oltre 60 milioni gli animali da compagnia. Per curarli in maniera più efficace arriva in aiuto dei veterinari la laser terapia, tecnologia con un mercato che crescerà di 929,39 milioni di dollari entro il 2025. Ad abbracciare questo trend in Italia ci ha pensato Mectronic con la realizzazione di prodotti rivoluzionari che utilizzano laser, tecar e onde d’urto: Doctor Tecar Vet, iLux Light Vet e PulsWave Vet.

 

Gli animali sono diventati dei veri e propri membri della famiglia ed è per questo che ricorrere a cure veterinarie specialistiche è diventato un requisito fondamentale per salvaguardare la loro salute. Basti pensare che secondo i dati Censis in Italia gli animali domestici sono presenti nel 52% delle nostre case, e che nel 2017 le famiglie hanno speso 5 miliardi di euro per la loro cura (+12,9% negli ultimi tre anni). E ancora, secondo le stime dichiarate dall’ultimo rapporto Assalco – Zoomark sono ben 60 milioni gli animali da compagnia che popolano case e giardini, facendo dell’Italia il secondo paese più pet friendly in Europa. Dati eloquenti che hanno spinto sempre più aziende a investire nella realizzazione di tecnologie avanzate per curare gli animali, soprattutto nella laser terapia. Secondo un report americano pubblicato su Business Insider, infatti, il mercato del laser applicato al mondo veterinario è destinato a crescere di crescere di 929,39 milioni di dollari entro il 2025. Ad abbracciare questo trend in Italia ci ha pensato Mectronic, punto di riferimento a livello internazionale per la realizzazione di laser per la terapia riabilitativa, che ha brevettato una rivoluzionaria tecnologia finalizzata a cambiare il mondo della veterinaria: dalla tecar-terapia per animali (Doctor Tecar Vet) al laser con lunghezze d’onda ad hoc (iLux Light Vet), fino alle onde d’urto (PulsWave Vet), l’hi-tech made in Italy che cura milioni di persone di tutto il mondo si è trasformato in una risorsa irrinunciabile per i veterinari.

“Forti dell’esperienza di oltre 35 anni nella realizzazione di laser per la riabilitazione, abbiamo applicato le più moderne tecnologie mutuate dai dispositivi per terapia fisica sviluppandole specificatamente per gli animali domestici – spiega Ennio Aloisini, CEO di Mectronic – La linea Vet può essere applicata con successo in traumatologia, riabilitazione e in tutte le patologie che presentano dolore, infiammazione, edema, ferite e ulcere. Particolare attenzione abbiamo dedicato alle patologie di cani e gatti, creando protocolli personalizzabili in funzione della taglia, del colore della pelle, del colore e della lunghezza del pelo, dello stato della patologia e della dimensione dell’area da trattare”. Tra gli utilizzi delle nuove tecnologie al servizio dei veterinari c’è anche la cura dei danni ai tendini e l’irritazione dei legamenti: grazie ai nuovi trattamenti come la terapia laser ad alta energia, si possono ottenere risultati impensabili fino a pochi anni fa. Pensiero condiviso dal dott. Ralf Pellmann, uno dei pochi veterinari in Germania che lavora con laser di questo tipo e si è specializzato nel trattamento dei problemi ortopedici del cavallo: “Abbiamo osservato in varie diagnosi che tendini, legamenti e muscoli dei cavalli che ho trattato sono guariti molto più velocemente rispetto ai tradizionali trattamenti. Utilizziamo da oltre 2 anni e mezzo la iLux Light Vet, riscontrando negli animali che ho curato un’impressionante riduzione del dolore e soprattutto una rapida guarigione dei tessuti già in pochissime settimane. La laserterapia non è invasiva, è indolore ed è estremamente funzionale alle esigenze e alle problematiche dell’ambulatorio veterinario.