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Viene spesso posta una questione sull’atteggiamento in politica internazionale da parte di destra e sinistra. Ci si domanda se non ci sia una specie di inversione per la quale la sinistra appoggia movimenti fanaticamente religiosi, tradizionalisti, di subordinazione della donna, della condanna degli omosessuali e via dicendo, così contrari alla sua ideologia, mentre la destra, che in qualche modo è meno lontana da tale ideologia, invece la combatte.
Ad esempio, nelle tragiche vicende del Medio Oriente, di fatto la sinistra è pro Palestina e pro Iran, che pure hanno concezioni quanto più lontane dalla sinistra si possa immaginare, mentre la destra pare appoggiare più o meno apertamente l’intervento americano e la guerra intrapresa da Netanyahu.
Questo può considerarsi solo un esempio: possiamo pensare all’appoggio dato ai migranti dei paesi africani e medio-orientali, portatori di una civiltà, di ideologie tradizionaliste, anti-progressiste e quindi contrarie alla sinistra. I casi sarebbero molti.
Ci poniamo quindi il problema se esiste o meno una tale inversione e quali sarebbero i motivi. Per esaminare la questione ci pare necessario esaminare cosa intendiamo oggi per destra e sinistra, concetto poi non certo semplice e lineare.
Nel passato avevamo una sinistra comunista (estrema) e una sinistra democratica. Il comunismo è finito ormai definitivamente 40 anni fa; tuttavia sono rimaste qui e lì tracce profonde della sua ideologia anticapitalista e quindi antiamericana. Il socialismo democratico, che ha avuto la sua maggiore espressione nei paesi scandinavi, invece rimane una delle due forze fondamentali, insieme alla destra democratica, che si contendono il governo alle elezioni in Italia e in Occidente in generale.
Anche per la destra possiamo parlare di due aspetti del tutto opposti: fascismi e destra democratica. La destra dei fascismi è finita ormai circa 80 anni fa e anche quelli che in qualche modo si richiamano ad essi sono ben consapevoli che non è possibile tornare a quei regimi. Restano quindi una destra democratica che si alterna al potere con una sinistra democratica.
Tuttavia anche questa distinzione diventa sempre più evanescente.
La differenza sarebbe che la destra tende più al liberalismo economico, considerato il mezzo più efficace per lo sviluppo economico, mentre la sinistra ritiene che il liberismo vada corretto con l’intervento dello Stato, che assicuri a tutti i cittadini assistenza e un minimo livello di vita accettabile. In pratica la sinistra è più favorevole a interventi dello Stato e la destra invece a uno minore. La differenza proclamata nelle campagne elettorali diventa spesso appena percepibile nel governo della cosa pubblica, perché in effetti lo Stato può intervenire per quanto può, tenendo conto delle entrate e delle uscite, del debito pubblico, dei vincoli di bilancio, dei condizionamenti internazionali, dell’oscillare delle valute e, in particolare per l’Italia, dell’Unione Europea. Le finanziarie, cioè le somme di cui effettivamente il governo può disporre, si aggirano nel nostro paese intorno ai 20 miliardi, diciamo solo il 2% delle spese statali, con le quali quindi si può fare ben poco per incidere sull’economia.
La differenza è più nei proclami che nelle effettive misure economiche.
Tutto questo porta quindi a identificare destra e sinistra più che altro come ideologie: la sinistra promuove i gay pride, il femminismo, i diritti, i valori democratici; la destra i family day, la legalità, la sicurezza, in genere i valori tradizionali.
Da questa prospettiva, allora, Hamas, gli ayatollah, in genere il mondo medio-orientale e africano è effettivamente il più lontano immaginabile dall’ideologia della sinistra, mentre invece potrebbe in qualche modo supportare l’ideologia della destra.
Ma in realtà c’è una inversione di atteggiamento.
Infatti la destra si oppone invece in aspro contrasto, innanzitutto perché si richiama alla tradizione culturale nazionale. I tradizionalisti (chiamiamoli così) occidentali, che siano cristiani o meno, accettano la libertà religiosa, che è stata la prima e più importante delle libertà della democrazia. Poi la posizione della donna è stata sempre molto diversa da quella islamica (abbiamo la Madonna e le sante).
Allora potremmo dire che i nostri avi di tempi lontani potrebbero pure essere favorevoli a un regime teocratico (che c’era anche da noi), ma quelli moderni non lo sono certamente.
In Occidente non siamo contrari all’Islam in quanto tale, ma contro quelli che vengono definiti fondamentalisti.
Più difficile comprendere l’atteggiamento della sinistra.
In generale la sinistra denuncia molto più il fatto che in Occidente, in Italia, siamo ancora arretrati secondo aspetti dell’ideologia contemporanea identificata con quella della sinistra, e meno invece si contesta la cultura nei paesi islamici e africani.
Se, ad esempio, vi è un teorico appoggio ai dissidenti iraniani massacrati in 40 mila qualche mese fa, non si parla mai del fatto che in realtà anche Hamas è sulle stesse posizioni. Terribile, ad esempio, la posizione delle donne di Gaza, costrette ad avere un numero sproporzionato di figli da allevare poi senza mezzi, in condizioni di disagio assoluto: di questo nessuno ne parla in Occidente.
Io personalmente ritengo che questo atteggiamento derivi sostanzialmente da un residuo dell’ideologia della sinistra estrema post-comunista, che continua a vedere comunque nel capitalismo, identificato nel sistema occidentale e soprattutto negli USA, la causa di tutto il male che c’è nel mondo.
Continua ancora l’idea, smentita dalla realtà storica, che sia il capitalismo occidentale, che sia il mondo degli affari, a rendere il Medio Oriente e l’Africa poveri e arretrati, e quindi la colpa di tutto alla fine è sempre e comunque dell’Occidente.
In realtà la Cina e anche l’India attualmente hanno fatto progressi enormi, come nessuna altra nazione nella storia del mondo. Ma questi progressi sono legati al fatto che hanno adottato modelli economici dell’Occidente, sia pure in versioni culturali diverse, come è ovvio che sia. Il Medio Oriente e l’Africa invece non riescono ad adottare questi modelli e restano indietro. Tuttavia è diffusa l’idea che la loro arretratezza dipenda dall’Occidente, cosa che viene vista in chiave religiosa in M.O. SI invoca la jihad (guerra santa) dei credenti contro i miscredenti, che si risolverà nella vittoria che Allah concederà ai suoi credenti quando li riterrà degni. Sembra quindi che i fanatici religiosi di Hamas e dell’Iran pensino la stessa cosa della sinistra occidentale, gli uni però in chiave religiosa e gli altri in chiave laica.
A me pare che non ci si renda conto che l’arretratezza del Medio Oriente dipenda proprio dal prevalere di concezioni fanatiche religiose, che provocano contrasti, guerre infinite fra le varie fazioni: moderati e fondamentalisti, sciiti e sunniti, e in sostanza anche la lotta contro Israele viene vista come un fatto religioso.
Va ancora notato che una parte, per il momento piccola, del mondo arabo, gli Emirati, pur professando un credo religioso molto rigido e intollerante, tuttavia paiono aprirsi al mondo moderno e riescono a realizzare molta modernità (si pensi a Dubai).
Tutto ciò dimostra che non è quindi la religione e nemmeno l’ideologia tradizionale a impedire lo sviluppo di quei paesi, ma l’idea che l’Occidente, il “grande” e i “piccoli satani”, come ripetono ancora, sia il nemico da abbattere, che esso quindi non sia il modello socio-economico da imitare e adottare, come hanno fatto cinesi e indiani.
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