Dopo due anni di restrizioni, tornano in libertà anche tovaglie a scacchi e coperte per una tanto desiderata scampagnata primaverile insieme a un cestino ricco di eccellenze gastronomiche, indispensabile per un picnic di bontà a km zero. La prima occasione sarà la Pasquetta da vivere all’aria aperta in uno dei parchi più belli e suggestivi delle Marche. La Riserva Naturale Statale Gola del Furlo, con i suoi 3.600 ettari di boschi, pascoli e cime mozzafiato, è un luogo perfetto per una gita fuori porta. Ideale per passeggiate a piedi, escursioni in bicicletta e percorsi alla scoperta dell’antica via Flaminia, costruita nel III secolo a.C. dal console Caio Flaminio e della Galleria scavata nella roccia dall’imperatore Vespasiano nel 76 d.C., che dà appunto il nome Forolus, ovvero piccolo foro, alla località. Immersi in uno scenario di biodiveristà unico, dalla storia millenaria, ideale se in compagnia, assaporando un menu speciale composto da cibi sani, genuini e locali, ecco che l’esperienza si traduce in un dejeuner sur l’herbe indimenticabile. Nella lista delle cose da mettere in cestino, priorità al Formaggio di Fossa di Sogliano Dop, unico formaggio di fossa italiano certificato con la Denominazione di Origine Protetta, prodotto in alcune province di Emilia Romagna e Marche, tra cui la provincia di Pesaro e Urbino.

“Il marchio DOP racconta un prodotto tracciabile al 100%, con un vincolo imprescindibile con il territorio che lo rende unico, inimitabile – dichiara il produttore Gianluigi Draghi – Il Formaggio di Fossa di Sogliano Dop, si abbina perfettamente al luogo per il suo fascino millenario, che deriva da una storia antica”.

Da consumare preferibilmente a scaglie, per godersi al meglio il suo profondo legame con il territorio, il Formaggio di Fossa è l’ingrediente principe per un picnic gourmet con uova, asparagi raccolti freschi di giornata nel vicino Monte Pietralata, e con aggiunta di tartufo di Acqualagna.

“La particolarità di questo formaggio risiede nell’affinamento in fossa a partire dal lontano Medioevo – dichiara Paolo Cesaretti, esperto dei prodotti a Denonominazione di Origine Protetta – Per paura dei furti ad opera delle truppe di passaggio, era abitudine nascondere il formaggio e altri generi alimentari nelle fosse, cavità scavate nel tufo. Con il tempo, oltre a salvaguardare le proprie provviste, nei periodi di carestia, i contadini si accorsero che il formaggio così conservato diventava più buono e, da quel momento ebbe inizio la lunga tradizione dell’infossatura che è arrivata immutata sino ad oggi e porta alla luce forme nuove, sempre diverse, nella fragranza e nel sapore”. Per un pasto prelibato così come per un picnic gourmet non può mai mancare un calice di vino dal profumo autentico del territorio della provincia di Pesaro e Urbino, nonché il Bianchello del Metauro Doc.

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