Un libro sulla “lezione” di Pioraco

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Si può rinascere, da una crisi come da un terremoto, più forti, più coesi e forse anche più bravi di prima. Questo vuole ricordare “Il senso di una comunità. Pioraco a cinque anni dal sisma e successiva ricostruzione”, il libretto ricco di fotografie e di testimonianze dirette che Fondazione Fedrigoni Fabriano regalerà a Natale ai circa 550 dipendenti dell’area Marche del Gruppo Fedrigoni: quelli cioè degli stabilimenti di Fabriano, Pioraco e Castelraimondo, tutti colpiti in varia misura dal sisma del 26 ottobre 2016 anche se fu la cartiera di Pioraco ad andare totalmente distrutta, fortunatamente senza vittime.
La ricostruzione avvenne a tempo di record: a meno di un anno, già il 14 settembre 2017 si inaugurava il capannone, e la produzione di carta riprendeva di lì a quattro mesi, il 19 gennaio 2018, con la prima macchina in attività. Oggi, cinque anni dopo, tutto è tornato come e meglio di prima, ma è giusto tenere a mente questa esperienza, la capacità di una comunità di stringersi a pugno, rialzarsi e ripartire: lavorare tutti insieme nello stesso posto – la cartiera, da secoli fonte di orgoglio e di sostentamento per il Paese della carta, come viene chiamata Pioraco – crea una forza singolare e straordinaria.
La sera del 26 ottobre 2016 si avverte una forte scossa – ricorda nella sua introduzione al volume Chiara Medioli Fedrigoni, attuale vicepresidente del Gruppo -. Come molta parte dell’Appennino, Pioraco è in una zona sismica. Altri terremoti ci sono stati: le persone sanno cosa fare. Poco dopo c’è il cambio turno. La maggior parte degli operai si riuniscono fuori dalla sala macchine a discutere della scossa e del da farsi. Alle 21,15 un’altra scossa e viene giù tutto il capannone macchine dello stabilimento. Per grazia divina nessuno è dentro, nessuno muore, nessuno è ferito, le 60 persone che dovevano essere in sala macchine anziché in riunione o in laboratorio si contano le une con le altre con l’angoscia. Ci sono tutti. Ma è tutto distrutto”.
Di quelle ore drammatiche sono riportate nel libro svariate testimonianze: dell’allora sindaco Luisella Tamagnini, del direttore dello stabilimento Antonio Balsamo, di molti altri lavoratori e quadri. E se non bastasse, le foto illustrano senza bisogno di parole quanto successe, prima e dopo: la distruzione, la disperazione, il lavoro incessante, la ricostruzione e infine la ripartenza, in 15 mesi.
A Pioraco si fa la carta dal Duecento, un prodotto di ottima qualità che, via Venezia o Genova, arriva fino a Londra e le Fiandre, la Catalogna e la Provenza, la Germania e l’Est europeo. Eppure “nel mondo si parla sempre e solo di Fabriano – scrive ancora Medioli Fedrigoni – e Fabriano sta scritto anche sull’insegna dello stabilimento di Pioraco. A Pioraco sanno di essere bravi cartai e van per la loro strada, anche se sotto la bandiera del paese vicino: si superano i campanilismi e si porta avanti il grande nome della carta di questo distretto marchigiano, che secondo molti clienti è la più bella al mondo… Nel 2002 il Poligrafico dello Stato decide di mettere all’asta Fabriano e Pioraco. Vincono i Fedrigoni, una famiglia di cartai dal 1717, che qui vengono visti con rispetto, ma un po’ come dei novellini sulla scena cartaria”.
I due fratelli Fedrigoni arrivano nella valle da Verona, vedono gli impianti e ne restano bene impressionati. Tuttavia, i problemi legati alla conformazione del territorio, alla logistica, alla distanza da percorrere senza autostrade sono parecchi. Qualche dubbio viene, ma poi si decide di rischiare, e a tanti anni di distanza di può ben dire che la scommessa è stata vinta: “Vuoi per la maestria degli operai, vuoi per l’energia idroelettrica che qui è ben sfruttata, o per l’acqua ‘pesante’ e le macchine ben congegnate, la carta che esce da qui ha una qualità ottima e un buon margine economico, che assieme valgono il trasporto e la fatica”.

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