Non è del Pomarancio la tela rientrata a San Severino

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quadroLa tela raffigurante la Madonna con il Bambino e i santi Rocco e Severino, attribuita fino ad oggi a Cristoforo Roncalli, detto Pomarancio, nel giorno del suo rientro nella chiesa di San Rocco, a San Severino Marche, è stata accompagnata da quella che è stata preannunciata come una scoperta d’arte, che meriterà di essere sicuramente approfondita, a firma di Gianni Papi, esperto della pittura del Seicento che tramite la Pinacoteca di Brera in un breve saggio sottolinea: “La pala della chiesa di San Rocco a Sanseverino costituisce una scoperta molto importante. Si tratta, infatti, di uno dei dipinti più rilevanti di Baccio Ciarpi collocabile, anche per le evidenze documentarie, intorno al 1618, cioè durante gli anni che sono decisivi dell’attività del pittore. Il periodo in cui Ciarpi ha come giovane allievo Pietro da Cortona che, come dimostra anche questo notevole dipinto, dovette risentire molto degli insegnamenti del maestro nella sua fase giovanile, almeno fino ai primi anni del decennio successivo. La pala di San Severino Marche sul piano compositivo ha un impianto tradizionale, ma ciò che costituisce il grande apporto di Baccio per il futuro sviluppo del Cortona è quell’inconfondibile trattamento della materia pittorica, caratterizzata da una sorta di affascinante pulviscolo atmosferico, che è la sigla inconfondibile di Baccio. Il brillìo attutito delle dorature, i contorni sfumati, le ombre impastate con le aree in luce senza un vero confine, sono i meravigliosi raggiungimenti dell’artista che a queste date non hanno confronti e paragoni con nessuno dei protagonisti della scena romana. Perché a Roma con tutta probabilità il dipinto fu eseguito e inviato a San Severino Marche. L’opera è la seconda conferma dell’attività di Baccio per le Marche perché già è nota la Annunciazione, eseguita probabilmente in anni molto prossimi, che si trova a Belforte del Chienti, nella chiesa di Sant’Eustachio”.
Secondo Papi, la tesi dello studioso è destinata a creare dibattito tra gli esperti, il vero autore dell’opera sarebbe Baccio Ciarpi, ovvero Lorenzo Bartolomeo Ciarpi, nato a Barga nel 1574 e morto a Roma nel 1654.
Entrata a Brera con le requisizioni napoleoniche nel 1811, e dal 1815 depositata nella chiesa di Santo Stefano a Osnago, in provincia Como, l’opera è rimasta a lungo ai margini degli studi. Da sempre il capolavoro viene attribuito a Cristoforo Roncalli, detto Pomarancio, come risulta da Il Forastiere in Sanseverino Marche di Domenico Valentini (1868).

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