Imago Film Festival, buona la prima

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Buona la prima per l’edizione numero uno di Imago Film Festival, rassegna nata con lo scopo di indagare e divulgare le piccole e medie produzioni cinematografiche, promossa dall’associazione culturale Noa Noa, con il patrocinio del Comune di San Severino Marche. L’iniziativa, ospitata al teatro Feronia, ha registrato il tutto esaurito
in termini di presenze tanto che in molti hanno dovuto rinunciare a un posto in platea e sui palchi, viste anche le limitazioni imposte dall’emergenza sanitaria da Covid19.


Protagonisti d’eccezione sei registri in “erba” con altrettanti “corti”, molti dei quali di grandissima attualità: Federica Biondi con la pellicola “Vicini”, Alessia Gatti con“Radici”, Silvia Luciani & Simone Corallini con “Nkiruka”, Michele Polisano con “Senza di te sarebbe stato solo l’angoscia di tutta la vita”, Giorgio Lombardelli con
“Tamar” e Damiano Giacomelli con “La strada vecchia”. Durante la serata contributo musicale in omaggio al maestro Ennio Morricone di Filippo Boldrini al violoncello, Tommaso Zeppillo al pianoforte e Paolo Moscatelli al violino. Federico Dari e Diego Prosperi hanno intervistato i registi presenti in sala.
Ad aprire la proiezione è stato il lavoro di Federica Biondi, “Vicini”, ispirato al libro “Le femmine sono numeri dispari”, di Francesca Tilio. “La giovane protagonista e la moglie sono due delle tante vittime di violenze sessuali presenti al mondo, e vivono la
loro condizione in silenzio, come le formiche, per paura di ritorsioni e di incomprensioni” – spiega Silvio Gobbi, esperto di cinema.
Violenza, morte e resurrezione: questi sono i temi del successivo lavoro proiettato, “Senza di te, sarebbe stato solo l’angoscia di tutta una vita” di Michele Polisano. “Un corto denso, ricco di simboli di non facile dimestichezza. Un racconto che vuole rappresentare la storia dell’uomo – suggerisce ancora Gobbi – un intento tanto
coraggioso quanto complesso da portare a termine”.
Alessia Gatti con “Radici” ha invece raccontato una storia intima, capace di toccare i ricordi di tutti. Caroline, la protagonista, passa l’estate a casa della nonna, nelle campagne marchigiane. La bambina parla inglese e conosce poco l’italiano, ma ascolta continuamente le storie della nonna, della sua infanzia, della guerra. La ragazzina scopre così le vicende di sua madre, di sua nonna, di suo nonno: entra in contatto con le sue lontane radici. Il rapporto tra la nipotina e la nonna è il simbolo della forza che può nascere quando passato, presente e futuro si mettono in dialogo.
“Ma certe volte – sottolinea ancora Silvio Gobbi nella sua critica dedicata al festival – il passato può essere un macigno tale da impedire un qualsiasi cambiamento nella propria vita”. Proprio come accade nel cortometraggio “La strada vecchia”, di Damiano Giacomelli. Il protagonista della vicenda, il giovane Nicola, vende le patate lungo una strada provinciale poco trafficata, prossima al totale abbandono per via della “nuova strada” in costruzione. Nicola è legato a quei luoghi, a quella professione, come incatenato. L’incontro con una donna cambierà qualcosa nel suo
intimo, portandolo a riflettere sulla sua situazione. Attraverso i toni della commedia,il lavoro di Giacomelli è un’occasione per capire come la vita ci porti a continui cambiamenti, imparando così a non fare del passato una zavorra.

Il quinto corto è diretto da Simone Corallini e Silvia Luciani, “Nkiruka – Il meglio deve ancora venire”. Nkiruka è una ragazza di origine nigeriana, ben integrata in Italia: ha i suoi amici, il suo ragazzo e ama la scuola. È così brava da essere selezionata per uno stage all’estero, ma, purtroppo, non avendo la cittadinanza, il suo
viaggio non può avere luogo. È addolorata di non essere riconosciuta alla pari dei suoi coetanei, pur essendo perfettamente integrata: legge e burocrazia hanno un andamento diverso rispetto agli individui. Nella lingua Igbo “Nkiruka” vuol dire proprio che il
meglio deve ancora venire, “speranza nel domani”, come il futuro della giovane protagonista: prima o poi, il suo impegno verrà riconosciuto.
A concludere la rassegna, il corto di Giorgio Lombardelli, “Tamar”. La protagonista è una donna che vive mentalmente una vita sessuale inesprimibile nella vita reale.
“Un’opera che indaga, con ritmo serrato, le fantasie della giovane: visioni e voglie incapaci di realizzarsi nella realtà, per una serie di compromessi sociali che obbligano a frenare ogni istinto. Tamar – è la critica di Silvio Gobbi – trova la realizzazione soltanto nella mente, dove può essere libera di vivere, senza freni, il mondo che non
esiste”.
L’Imago Film Festival ha dimostrato di essere una rassegna fresca, capace di portare una nuova visione di cinema, alla ricerca di autenticità e originalità. Ogni regista ha ricercato la propria via, il proprio modo di vedere il mondo, rappresentandolo in corti
di qualità, condensando in così poco spazio così tante tematiche.

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